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Locale commerciale sfitto: cosa farci invece di aspettare un inquilino

Team Woolkye·27 agosto 2026· 14 min
Vetrina di un locale commerciale chiuso su una strada cittadina

Hai un locale che non lavora. Un negozio che ha chiuso, un fondo ereditato che nessuno ha mai usato, l'ufficio che l'azienda ha lasciato quando si è ristretta, o semplicemente una saracinesca abbassata da due anni con il cartello "affittasi" che ha smesso di far squillare il telefono. La domanda che ti fai è sempre la stessa: ci sarà pure qualcosa da farci.

C'è, ed è una cosa a cui quasi nessuno pensa perché non è nel vocabolario di chi possiede un immobile: quel locale si può affittare a ore, non ad anni. Non serve un inquilino, serve un calendario. E chi cerca una stanza per un corso di sabato, per una riunione di due ore o per un set fotografico esiste, passa ogni giorno davanti alla tua serranda, e non entra solo perché non sa che si può.

Qui sotto trovi quanto ti costa davvero tenerlo fermo, cosa può diventare a seconda di com'è fatto, quanto valgono le diverse categorie, cosa serve per partire e cosa invece non serve affatto. I prezzi sono le medie reali dell'osservatorio prezzi, costruito sui prezzi di 1.778 spazi prenotabili in 396 città italiane.

Un locale fermo non costa zero

Il primo conto da fare non è quanto potresti guadagnare, è quanto ti costa oggi non fare niente. Un locale chiuso continua a prendere soldi ogni mese, solo che non arriva una fattura unica con scritto sopra "locale sfitto": il costo resta sparso in righe diverse, pagate in momenti diversi, e non lo guardi mai tutto insieme.

Le voci sono quasi sempre queste:

Per avere il numero non serve una stima. Prendi l'estratto conto degli ultimi dodici mesi, somma tutto quello che è uscito per quel locale, dividi per dodici. Quella cifra è il canone che stai pagando tu per tenerlo vuoto, e va scritta da qualche parte perché serve in ogni ragionamento che viene dopo.

Cambia il metro di giudizio, ed è il motivo per cui conviene farlo subito. Finché il confronto è fra il locale fermo e il canone pieno che avevi in testa, qualsiasi altra strada sembra un ripiego. Quando il confronto è fra un locale che ti toglie soldi ogni mese e uno che almeno copre le proprie spese, anche un uso parziale diventa una scelta sensata.

  • Le imposte sull'immobile, che si pagano anche a locale vuoto. Se e quanto cambino per un locale sfitto dipende dal comune e dalla tua situazione: è una domanda da fare al commercialista, non una cosa da dare per scontata.
  • Le spese condominiali ordinarie, che seguono i millesimi e non l'uso. Il locale chiuso non consuma niente e le paga uguale a chi sta aperto tutti i giorni.
  • La quota fissa delle utenze, quella che arriva anche a contatori fermi. E se stacchi tutto per risparmiarla, il giorno che ti serve riattivare paghi allacciamenti e aspetti settimane.
  • La manutenzione minima: una perdita, una serranda che si blocca, l'impianto che va comunque verificato.
  • Il degrado, l'unica voce che non arriva in bolletta ed è la più cara di tutte. Umidità, muffa, impianti che smettono di funzionare perché non li usa nessuno, tinteggiatura che invecchia. Un locale chiuso da tre anni si affitta peggio e vale meno di quello che era tre anni fa, e quella differenza non la recuperi.

Perché il canone tradizionale non si trova più come una volta

Se il locale è vuoto da mesi, quasi mai è colpa del prezzo o dell'agenzia. È che la domanda di locali interi con contratto pluriennale si è ristretta, e non per una fase passeggera: sono cambiati i mestieri che quei locali li riempivano.

Il negozio di vicinato che comprava la vetrina oggi vende anche online e gli serve meno superficie. Molte attività hanno accorciato la metratura invece di chiudere. Gli uffici hanno tolto scrivanie con il lavoro ibrido, e chi cerca una sede oggi ne cerca una più piccola di quella che avrebbe cercato dieci anni fa. Chi apre da zero, infine, è più prudente: firmare sei anni prima di sapere se l'attività regge è un rischio che si prendono in pochi.

Dall'altra parte è successo l'opposto. La domanda di spazi per poche ore è cresciuta: chi cerca una stanza per un colloquio, un corso il sabato, uno shooting, una riunione con un cliente fuori sede, non vuole un contratto, vuole tre ore in un posto decente vicino a dove deve stare. È una domanda che non passa dalle agenzie immobiliari, quindi tu non la vedi arrivare.

La differenza fra i due mercati non sta nell'immobile, sta nell'unità di vendita. Stesso locale, stesso indirizzo, stessi metri quadri: cambia che invece di venderlo un anno alla volta lo vendi tre ore alla volta, e cambia chi lo cerca. Su 1.778 spazi prenotabili a ore in Italia distribuiti in 396 città, Milano ne ha 71 e Roma 55: in quasi tutte le altre città si contano sulle dita, il che vuol dire che chi cerca uno spazio nella tua zona spesso non trova niente.

Cosa può diventare un locale sfitto, e quanto vale ognuna

La stessa stanza vale cifre molto diverse a seconda della categoria con cui la metti online. Non è un trucco di presentazione: sono mercati diversi, con clienti diversi, che pagano prezzi diversi per lo stesso metro quadro.

Questi sono i prezzi medi praticati oggi in Italia, per ora e per giornata, categoria per categoria:

Guarda il confronto, perché è il punto di tutta la guida. Una stanza di cinquanta metri con pareti chiare e finestre alte vale 38 € l'ora se la chiami sala riunioni e 54 € se la chiami sala pose. Sulla giornata la distanza si allarga: 199 € contro 344 €. Nel locale non hai cambiato niente, hai cambiato la categoria in cui chi cerca ti trova.

Questo non vuol dire puntare sempre alla categoria più cara. Vuol dire che la scelta va fatta guardando due cose insieme, il prezzo e la domanda che hai intorno. Una sala pose vive di clienti che si spostano volentieri anche di trenta chilometri, una sala riunioni vive delle aziende che stanno a due isolati. E la stessa stanza può stare in più categorie contemporaneamente, che è quasi sempre la mossa migliore.

  • [Sala riunioni](/sala-riunioni): 38 € l'ora, 199 € al giorno. Serve una stanza chiusa, un tavolo, sedie e una connessione che funziona. È l'uso che chiede meno di tutti e ha la domanda più regolare durante la settimana.
  • Sala corsi e formazione: 40 € l'ora, 278 € al giorno. Serve metratura e sedie. Si vende a blocchi lunghi, spesso nei fine settimana, quindi non toglie ore agli altri usi.
  • [Sala pose](/sala-pose) e set fotografici: 54 € l'ora, 344 € al giorno. Servono luce, pareti neutre e altezza. Un fondo svuotato e bianco è già quasi pronto così com'è.
  • [Sala eventi](/sala-eventi): 75 € l'ora, 817 € al giorno. Serve capienza, un ingresso indipendente e un vicinato che tollera. È la categoria che rende di più e quella con più vincoli da verificare.
  • Sala conferenze: 94 € l'ora, 455 € al giorno. Chiede una sala capiente con impianto audio e proiezione, quindi non è un punto di partenza, ma è dove può arrivare un locale grande.
  • Studio di registrazione e sala podcast: 32 € l'ora e 458 € al giorno il primo, 48 € e 235 € la seconda. Chiedono silenzio, non finestre: un seminterrato che per un negozio non vale niente qui diventa il pregio.
  • [Uffici privati](/uffici-privati) e postazioni: 27 € l'ora e 98 € al giorno un ufficio, 14 € e 45 € una postazione singola, 12 € e 42 € una postazione in coworking. È la destinazione naturale delle stanze piccole che come negozio non affitti.
  • Studio medico o estetico: 23 € l'ora e 128 € al giorno il primo, 24 € e 82 € il secondo. Sono categorie con requisiti specifici da verificare prima, ma con clienti che tornano ogni settimana alla stessa ora.
  • Fitness e wellness: 42 € l'ora, 164 € al giorno. Uno stanzone vuoto con il pavimento giusto e uno spogliatoio è già quello che serve.
  • Spazi all'aperto: 103 € l'ora, 414 € al giorno. Se al locale è attaccato un cortile, una corte o un giardino, quella parte che consideri inutile è la più pagata di tutte.
  • Magazzino o deposito: è l'uso che rende meno per ora, ma si vende a canoni mensili ricorrenti e accetta locali ciechi, scomodi o senza requisiti. Per uno scantinato che non ha altre strade è spesso l'unica che funziona davvero.

Come capisci quale uso fa per il tuo locale

Ci sono cinque caratteristiche che decidono quasi tutto, e guardandole la lista delle categorie si accorcia da sola in cinque minuti: dove sta, come ci si entra, quanto è alto e luminoso, che rumore fa e che rumore sopporta, cosa c'è già dentro.

Il piano e l'accesso sono la prima scrematura. Un locale a piano strada con ingresso indipendente può fare quasi tutto, corsi, eventi, set, perché la gente arriva e non deve suonare a nessuno né spiegare chi è. Un locale al terzo piano con portone e ascensore fa benissimo riunioni, uffici privati e studi professionali, e non farà mai eventi, non per un vincolo formale ma perché nessuno organizza una serata dove si sale a sei per volta.

Luce e altezza decidono le foto e i set. Finestre grandi, soffitti alti e pareti chiare valgono, in questo mercato, molto più dell'arredo. All'opposto, un seminterrato cieco che per un negozio è invendibile diventa interessante come deposito, sala prove o studio di registrazione, dove non avere finestre non è un difetto.

Il rumore va guardato nelle due direzioni. Quello che produrresti e quello che subiresti. Sopra un ufficio non metti un corso di movimento, sotto una famiglia non metti serate, e accanto a un cantiere non vendi registrazioni. È il vincolo che fa saltare più progetti dopo, quando ormai hai speso, ed è gratis verificarlo prima passando lì una mattina e un sabato pomeriggio.

Cosa c'è già dentro decide quanto ti costa partire. Un ex ufficio con scrivanie, prese e cablaggio è già una sala riunioni o un ufficio privato: il costo di partenza è quasi zero. Un negozio svuotato, con la vetrina e lo spazio libero, è molto più vicino a un set o a una sala corsi. Parti da quello che il locale è già, non da quello che vorresti diventasse.

Cosa serve davvero per partire

Molto meno di quello che immagini. Serve che lo spazio sia pulito, sicuro, riscaldabile o rinfrescabile, con un bagno che funziona e una porta che si chiude bene. Tutto il resto è desiderabile, non necessario, e le cose desiderabili si comprano dopo con i soldi che entrano, non prima con i tuoi.

La lista minima è questa:

Le foto meritano una riga a parte, perché è lì che si decide quasi tutto. Chi cerca uno spazio guarda otto immagini e sceglie in quaranta secondi. Uno spazio semplice fotografato bene si prenota, uno spazio arredato con cura e fotografato male no. Sgombra la stanza, apri le tende, scatta di giorno con il telefono tenuto dritto, e non mettere foto in cui si vedono scatoloni o cavi per terra.

La parte amministrativa, cioè calendario, prenotazioni, pagamenti e contatti con chi prenota, non è la parte in cui devi metterci mano tu. È esattamente il lavoro che fa un marketplace, ed è il motivo per cui questa strada è praticabile anche se hai già un lavoro e non hai nessuna intenzione di farne un secondo.

  • Un bagno funzionante e pulito. È il motivo numero uno per cui una prenotazione non si ripete.
  • Luce che si accende ovunque, prese dove servono, riscaldamento e raffrescamento che si possono usare senza istruzioni.
  • Una connessione stabile, se vendi riunioni o lavoro. Se vendi set, corsi di movimento o deposito conta molto meno.
  • Un tavolo e sedie coordinate se punti su riunioni o corsi. Non devono essere firmate, devono essere uguali fra loro e solide.
  • Sei o otto foto fatte con la luce del giorno, a stanza sgombra e in ordine.
  • Un modo per far entrare le persone anche quando non ci sei tu. Chiavi lasciate a qualcuno, un codice, un vicino di fiducia.
  • Regole scritte in cinque righe: orari, cosa si può fare, cosa no, chi rimette a posto alla fine.

Metti online il locale e guarda che richieste arrivano

Pubblicare lo spazio non costa niente e non ti impegna a tenerlo aperto: decidi tu quali fasce rendere prenotabili e quali no, e puoi chiudere il calendario in qualsiasi momento.

Vedi come funziona per gli owner

Cosa non serve fare, e costa caro farlo lo stesso

Le tre cose che fermano quasi tutti sono tre cose che non servono: ristrutturare, arredare da capo, aprire un'attività. Vale la pena toglierle di mezzo una per una, perché finché restano lì il locale rimane chiuso in attesa di un investimento che non farai mai.

Ristrutturare prima di sapere cosa vende il locale è il modo più rapido per trasformare un costo fermo in un costo grosso. Metti online quello che hai adesso, guarda per tre mesi che richieste arrivano, poi spendi dove te lo chiedono i clienti. Chi ristruttura prima quasi sempre spende sulla cosa sbagliata: rifà il pavimento e scopre che gli mancava un proiettore.

Comprare arredo nuovo non sposta le prenotazioni. Gli spazi si scelgono per la stanza, la luce, la posizione, il prezzo e la disponibilità negli orari giusti. Un tavolo solido e dieci sedie uguali prese usate fanno lo stesso lavoro di un allestimento da rivista, e la differenza di spesa è quella fra partire questo mese e partire mai.

Aprire un'attività è un'altra cosa ancora, e va detta con precisione. Affittare a ore uno spazio che è già tuo non è la stessa cosa che aprire un coworking come impresa. Cosa comporti sul piano fiscale, se e quando si passa da un uso occasionale a uno abituale e come si documentano gli incassi, dipende da quanto e come lo fai: la risposta è diversa se parliamo di tre giornate l'anno o di venti al mese. È la prima domanda da portare al commercialista, e conviene farla prima di cominciare, non a fine anno.

Non serve neanche esserci sempre. Molti proprietari non incontrano mai di persona chi prenota: consegnano l'accesso, ricevono il pagamento e passano a controllare ogni tanto. Se il locale è vicino a casa o al tuo lavoro, la gestione reale è mezz'ora a settimana.

Quanto potrebbe rendere: il conto fatto a mano

Il conto ha tre numeri soltanto: le ore che puoi davvero vendere, il prezzo della categoria che hai scelto, e la quota che se ne va in pulizie, consumi e commissioni. Tutto il resto è contorno.

Facciamolo su un caso concreto. Locale di 45 metri a piano strada, una stanza grande e un bagno, oggi chiuso. Lo presenti come sala riunioni, prezzo la media nazionale, 38 € l'ora. Le ore aperte sarebbero tutte, il locale è vuoto, ma le ore vendibili sono un'altra cosa: le riunioni si vendono la mattina e nel primo pomeriggio dei giorni feriali, quindi mettiamo 25 ore a settimana di fasce buone.

All'inizio ne vendi una parte, non tutte. Se ne vendi un quinto sono 5 ore a settimana, cioè circa 22 ore al mese: 22 per 38 fa 836 €. Tieni da parte un decimo per pulizie, consumi e commissioni e restano circa 750 € netti al mese, contro un locale che fino al mese prima ti costava e basta.

Adesso aggiungi la seconda categoria, che è la mossa che quasi nessuno fa. Lo stesso locale, il sabato, è una sala corsi: a 40 € l'ora, due sabati al mese da sei ore fanno 480 € in più, e non tolgono una sola mattina infrasettimanale perché il sabato le riunioni non le fa nessuno. Il mese passa da 836 a 1.316 € lordi, circa 1.180 € netti, senza aver toccato niente nel locale e senza aver speso un euro in più.

Se vuoi il numero del tuo locale invece del mio, qui sotto metti i metri quadri, le ore che hai libere in una settimana e la categoria, ed esce l'incasso mensile potenziale. Fallo due volte con due categorie diverse e guarda la distanza fra i due risultati: quella distanza è quanto ti sta costando, ogni mese, presentare il locale nel modo sbagliato.

Calcolatore

Quanto potrebbe rendere il locale fermo

Come Sala riunioni potrebbe fare 987 € - 1.645 € al mese.

Sono 87 ore rese disponibili in un mese a 38 € l'ora, di cui se ne vende fra un terzo e la metà.

Con gli stessi metri quadri, presentandolo diversamente:

Vedi come si pubblica uno spazio

Stima di partenza, non una promessa. Parte dalle tariffe orarie medie dell'osservatorio Woolkye e da un'occupazione fra il 30 e il 50 per cento delle ore che rendi disponibili: nessuno spazio riempie tutte le fasce, e i primi mesi stanno sotto quell'intervallo.

Gli ostacoli veri: destinazione d'uso, condominio, assicurazione, accesso

Sono quattro, sono reali, e nessuno dei quattro si risolve leggendo un forum o decidendo da soli che andrà bene. Si risolvono con due telefonate alle persone giuste, e la cosa importante è farle prima di investire, non dopo la prima protesta.

La destinazione d'uso è la prima. Ogni locale ha una categoria catastale e una destinazione urbanistica che dicono a cosa può servire, e ospitare persone per riunioni, corsi o eventi non è automaticamente equivalente a ospitare un negozio. A volte serve un cambio d'uso o un titolo edilizio, a volte no, e cambia da comune a comune e da uso a uso. Le domande giuste da portare a un tecnico abilitato e allo sportello del comune sono tre: qual è la destinazione attuale di questo locale, l'uso che ho in mente ci rientra, e se non ci rientra è possibile cambiarla in questo edificio. Nessuno può risponderti da lontano, ed è una verifica che vale la pena fare all'inizio anche solo per sapere in che quadro ti muovi.

Il regolamento condominiale è la seconda, e la si scopre spesso troppo tardi. Molti regolamenti limitano certi usi o vietano attività rumorose o aperte al pubblico, e valgono a prescindere da quello che dice il comune. Leggilo prima, e se ci sono passaggi ambigui parlane con l'amministratore. C'è anche un lato pratico che conta quanto quello formale: un vicinato avvisato in anticipo è un vicinato che al primo corso di sabato non chiama nessuno.

L'assicurazione è la terza ed è la più semplice da sistemare. La polizza di un locale sfitto non è pensata per gente che entra e si muove dentro. Chiedi al tuo assicuratore quale copertura serve quando lo spazio ospita terzi, sia per i danni al locale sia per la responsabilità verso chi ci sta dentro. Costa poco rispetto a tutto il resto ed è l'unica spesa che ti risparmia un problema serio.

L'accesso è la quarta, e sembra un dettaglio finché non ti accorgi di quante ore ti fa perdere. Come entrano le persone quando tu non ci sei, a che ora il portone è aperto, chi consegna le chiavi, cosa succede se qualcuno arriva con venti minuti di ritardo. Uno spazio che si può aprire solo quando ci sei tu vende la metà delle ore che potrebbe vendere, e nessuno se ne accorge perché le prenotazioni mancate non le vedi.

Come si comincia in piccolo, senza impegnarsi

Apri poche ore, in una sola categoria, per tre mesi, e guardi cosa succede. È tutto qui, e serve proprio a non prendere decisioni grosse prima di avere informazioni.

In pratica: scegli la categoria più vicina a com'è già fatto il locale, senza forzature. Rendi prenotabili due o tre fasce a settimana, quelle che a te costano meno, non tutte. Metti un prezzo in linea con la media della categoria nella tua città e non toccarlo per un po', perché cambiarlo ogni due settimane ti impedisce di capire se funziona. Tre mesi bastano per sapere se la domanda esiste.

Quello che devi guardare in quei tre mesi non è solo quanto hai incassato. Conta quante richieste arrivano, per quale uso, per quali orari, e soprattutto cosa ti chiedono che non hai. Quelle richieste sono la lista della spesa scritta dai clienti al posto tuo: se in tre mesi ti chiedono cinque volte una lavagna e un proiettore, sai esattamente dove mettere i primi trecento euro, e non è una scommessa.

Poi si allarga per gradi: prima più fasce, poi la seconda categoria, poi eventualmente la giornata intera. E se le richieste non arrivano hai perso il tempo di fare le foto, non i soldi di una ristrutturazione. Anche quello è un risultato utile, perché sai che quel locale, in quella zona, per quell'uso, non ha mercato, e puoi provarne un altro invece di passare un altro anno ad aspettare che squilli il telefono.

Il problema non è il locale, è l'unità di misura

Un locale sfitto è un locale che nessuno vuole comprare nel formato in cui lo stai vendendo: anno intero, contratto lungo, canone pieno. In quel formato la domanda si è ristretta e non tornerà quella di prima. In un altro formato, tre ore un martedì mattina, un sabato di corso, un pomeriggio di set, la domanda c'è e cerca stanze normali come la tua.

Non è la risposta a tutto. Affittare a ore non sostituisce sempre un canone pieno, e ci sono locali che per posizione o conformazione non funzionano in nessuna categoria. Ma la scelta vera non è fra affittare a ore e affittare bene: è fra affittare a ore e restare fermi, perché restare fermi è quello che stai facendo adesso e ha un costo che paghi ogni mese senza vederlo.

E resta tutto reversibile, che è la parte che tranquillizza di più chi ci arriva per la prima volta. Se domani si presenta l'inquilino con il contratto pluriennale, chiudi il calendario e gli consegni le chiavi. Nel frattempo il locale è stato aperto, riscaldato, pulito e visto da decine di persone, e ha coperto le sue spese invece di prosciugarti. Un immobile usato si mantiene meglio di uno chiuso, e nel frattempo ti sei fatto un'idea molto più precisa di quanto vale davvero quello che hai.

Domande frequenti

Quanto costa tenere un locale commerciale sfitto?

Più di quanto sembra, perché il costo non arriva mai tutto insieme. Ci sono le imposte sull'immobile, le spese condominiali che seguono i millesimi e non l'uso, la quota fissa delle utenze, la manutenzione minima e il degrado, che è la voce più cara e non arriva in bolletta. Per avere il tuo numero somma le uscite degli ultimi dodici mesi legate a quel locale e dividi per dodici; per la parte fiscale e per capire se lo stato di sfitto cambia qualcosa, senti il commercialista.

Posso affittare a ore un locale che non riesco ad affittare con un contratto normale?

Sì, ed è un mercato diverso da quello a cui ti sei rivolto finora: chi cerca uno spazio per poche ore non passa dalle agenzie immobiliari e non vuole un contratto. Prima di partire vanno però verificate la destinazione d'uso con il comune e un tecnico abilitato e il regolamento condominiale, perché sono vincoli che riguardano l'immobile e non il tipo di accordo.

Devo cambiare la destinazione d'uso del locale?

Dipende dalla destinazione attuale, dall'uso che vuoi farne e dal comune in cui sei, quindi non esiste una risposta valida per tutti. Le domande giuste da portare a un tecnico abilitato e allo sportello del comune sono tre: qual è la destinazione di questo locale, l'uso che ho in mente ci rientra, e se non ci rientra è possibile cambiarla in questo edificio. È una verifica che costa poco e va fatta prima di spendere qualsiasi cifra.

Quanto può rendere un locale sfitto affittato a ore?

Dipende dalla categoria, dalle ore che riesci davvero a vendere e dalla città. Per dare un ordine di grandezza: una stanza presentata come sala riunioni si vende in media 38 € l'ora, e 22 ore al mese fanno 836 €, che al netto di pulizie, consumi e commissioni diventano circa 750 €. Usando lo stesso locale in una seconda categoria nei giorni che restano liberi, quella cifra sale senza spendere nulla in più.

Devo ristrutturare prima di metterlo online?

Quasi mai, e farlo prima è il modo più rapido per spendere sulla cosa sbagliata. Conviene pubblicare il locale com'è, con foto fatte a stanza sgombra e con la luce del giorno, e aspettare tre mesi di richieste: saranno i clienti a dirti cosa manca davvero. Chi ristruttura prima di avere una sola richiesta decide al buio.

Che tipo di spazio conviene farci diventare?

Guarda cinque cose e la lista si accorcia da sola: piano e tipo di accesso, luce e altezza, rumore che produci e rumore che subisci, e cosa c'è già dentro. Un piano strada con ingresso indipendente può fare corsi, eventi e set; un piano alto con portone fa riunioni e uffici; uno scantinato cieco non vale niente per un negozio ma funziona come deposito o studio di registrazione. La differenza in soldi è reale: la stessa stanza vale 38 € l'ora come sala riunioni e 54 € come sala pose.

Devo aprire un'attività o una partita IVA per affittare il locale a ore?

Affittare a ore uno spazio che è già tuo non è la stessa cosa che aprire un coworking come impresa, ma dove passi da un uso occasionale a uno abituale, e come vanno documentati gli incassi, dipende da quanto e da come lo fai. La risposta è diversa se parliamo di tre giornate l'anno o di venti al mese, quindi è la prima domanda da fare al commercialista, prima di cominciare e non a fine anno.

Cosa serve come minimo per rendere prenotabile il locale?

Un bagno funzionante e pulito, luce e prese dove servono, riscaldamento o raffrescamento usabile, una porta che chiude bene e sei o otto foto fatte di giorno a stanza sgombra. Se vendi riunioni o lavoro aggiungi una connessione stabile e un tavolo con sedie uguali fra loro. Serve anche un modo per far entrare le persone quando non ci sei: chiavi affidate a qualcuno, un codice o un vicino di fiducia.

Il condominio può impedirmi di affittare il locale a ore?

Il regolamento condominiale può limitare certi usi o vietare attività rumorose o aperte al pubblico, e vale a prescindere da quello che dice il comune, quindi va letto prima e non dopo. Se ci sono passaggi ambigui parlane con l'amministratore. Al di là dell'aspetto formale conviene avvisare i vicini: un vicinato informato non protesta al primo corso di sabato.

Che assicurazione serve quando entrano persone nel locale?

La polizza di un immobile chiuso non è pensata per uno spazio in cui entrano terzi, quindi va aggiornata. Chiedi al tuo assicuratore quale copertura serve per i danni al locale e per la responsabilità verso chi ci sta dentro durante l'uso. È una spesa piccola rispetto al resto ed è quella che ti evita l'unico problema davvero costoso.

Come faccio a provare senza impegnarmi?

Rendi prenotabili due o tre fasce a settimana in una sola categoria, con un prezzo in linea con la media della tua città, e lascia tutto fermo per tre mesi. In quel periodo conta quante richieste arrivano, per quali orari e cosa ti chiedono che non hai. Se non arriva niente hai perso il tempo delle foto, non i soldi di una ristrutturazione, e puoi provare un uso diverso.

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