Quante ore devi vendere perché il tuo spazio si paghi da solo
Chi ha uno spazio e lo affitta a ore la domanda se la fa sempre nello stesso modo: quanto ci sto guadagnando. È una domanda a cui puoi rispondere solo a fine anno, e a fine anno è tardi. Quella che serve durante l'anno è un'altra, e ha una risposta secca: quante ore devo vendere questo mese per non perderci.
Quel numero si chiama punto di pareggio. Non è un esercizio da commercialista: sono due liste di costi e una divisione, e il risultato lo controlli il quindici del mese guardando il calendario delle prenotazioni. Una volta che ce l'hai smetti di navigare a sensazione.
Qui sotto trovi come si contano i costi fissi davvero, il calcolo fatto a mano su un esempio, che percentuale di occupazione significa e cosa fare quando quel numero è troppo alto. I prezzi degli esempi sono le medie reali dell'osservatorio prezzi, costruito su 1.778 spazi prenotabili in 396 città italiane.
La domanda giusta non è quanto guadagni, ma quanto devi vendere
Quanto guadagno si risponde all'indietro: prendi quello che è entrato, togli quello che è uscito, e scopri com'è andata quando è già andata. Quante ore devo vendere per non perderci si risponde in avanti, prima che il mese cominci, ed è l'unico numero che ti permette di correggere qualcosa mentre sei ancora in tempo.
La confusione nasce quasi sempre fra incasso e guadagno. Un mese con dodici prenotazioni sembra un buon mese, e magari lo è, ma dodici prenotazioni non dicono niente finché non le confronti con quello che quel mese ti è costato tenere lo spazio aperto. Esistono spazi molto prenotati che perdono soldi ed esistono spazi mezzi vuoti che stanno in piedi benissimo, perché hanno fissi bassi.
Il pareggio è la soglia sotto la quale stai pagando per lavorare. Sopra, ogni ora venduta in più è tua. Detta così sembra ovvia, ma cambia il modo in cui guardi il calendario: non conti più le prenotazioni, conti la distanza da un numero.
E rende confrontabili cose che a occhio non lo sono. Una sala riunioni che si vende a 38 € l'ora e una postazione di coworking che si vende a 12 € vivono su scale diverse, ma quando sai quante ore servono a coprire i fissi le metti sullo stesso foglio e vedi quale delle due, nel tuo locale e nella tua zona, arriva prima al pareggio.
Come si contano i costi fissi davvero, il tuo tempo compreso
Fisso è tutto quello che paghi anche se questo mese non prenota nessuno. Il modo più veloce per farne la lista è immaginare lo spazio chiuso per trenta giorni e chiederti cosa ti addebitano lo stesso.
Prima dell'elenco, però, va detta la voce che manca quasi sempre: la tua. Rispondere ai messaggi, aprire e chiudere, far vedere lo spazio a chi lo chiede, rimettere a posto la sala fra due prenotazioni, rincorrere un pagamento che non arriva. Sono ore di lavoro, e se non le conti il tuo pareggio è finto.
Dargli un numero è più semplice di quanto sembri: conta le ore che ci metti in un mese normale e valutale almeno quanto vendi un'ora di postazione, cioè 12 €. Venti ore fanno 240 € al mese, e su fissi di poche migliaia di euro non è un dettaglio: è la differenza fra un pareggio che raggiungi e uno che manchi di poco ogni mese senza capire perché. Serve anche a decidere, perché sai quanto vale la pena spendere per togliere di mezzo la parte meccanica, cioè prenotazioni, pagamenti e accessi che si gestiscono da soli.
Due avvertenze prima dell'elenco. La prima: i fissi vanno riportati a base mensile, quindi l'assicurazione annuale la dividi per dodici e lo stesso vale per il commercialista. La seconda: se lo spazio sta dentro casa tua o dentro un'attività che paghi già per altro, la quota da attribuirgli è una scelta, non un dato. Falla una volta, scrivila, e non cambiarla ogni mese per far tornare i conti.
- Affitto o rata, di solito la voce più pesante e l'unica che non puoi trattare mese per mese.
- La quota fissa delle utenze, quella che arriva anche a contatori quasi fermi.
- La connessione. Se vendi spazi di lavoro non è un accessorio, ed è un costo che non scende quando lo spazio è vuoto.
- Le pulizie programmate, che sono un'altra cosa rispetto al riassetto dopo una singola prenotazione.
- L'assicurazione sul locale e sulla responsabilità verso chi entra.
- Commercialista, adempimenti e software di gestione, prenotazioni e pagamenti compresi.
- Manutenzione e sostituzioni ordinarie: sedie, lampade, filtri, la stampante che a un certo punto muore.
- L'usura di arredo e attrezzature. Quello che hai comprato all'inizio non dura per sempre, e la quota mensile con cui lo rimetti da parte è un costo anche se non esce dal conto corrente. Su come trattarla in bilancio decide il commercialista, sul piano gestionale mettila dentro.
Costi fissi e costi che salgono con le prenotazioni
I fissi non sono tutto quello che spendi. C'è una seconda famiglia di costi che compare solo quando qualcuno prenota, e va tenuta separata perché non si copre allo stesso modo: non la copri vendendo di più, la sottrai dal prezzo.
Ci stanno dentro il riassetto dopo ogni prenotazione, l'acqua e il caffè, i materiali di consumo, la corrente e il riscaldamento delle ore in cui la sala è occupata davvero, le commissioni su quello che incassi e ancora il tuo tempo, quello dell'accoglienza. Prese una per una sono cifre piccole. Sommate, si mangiano una fetta stabile di ogni ora venduta.
Questo cambia la formula del pareggio in un punto solo, ma decisivo: quello che copre i fissi non è il prezzo, è quello che ti resta del prezzo. Se tieni da parte un decimo di ogni ora venduta per pulizie, consumi e commissioni, la sala riunioni a 38 € l'ora non porta 38 € al pareggio, ne porta circa 34. Su sessanta ore la differenza fa più di duecento euro, cioè quasi un'altra settimana di vendite.
Il peso dei variabili cambia parecchio da categoria a categoria, e conviene saperlo prima di decidere cosa mettere nel locale. Un ufficio privato affittato a giornate intere ne ha pochissimi: entra qualcuno la mattina, esce la sera, e in mezzo non fai niente. Una sala corsi che a 40 € l'ora ospita venti persone ne ha molti di più, perché la stanza va rimessa in ordine ogni volta e quel lavoro qualcuno lo fa.
Il calcolo del pareggio, fatto a mano
La formula è una divisione: costi fissi mensili diviso quello che ti resta di ogni ora venduta. Il risultato sono le ore che devi vendere in un mese per chiudere in pari.
Facciamolo su una sala riunioni. Mettiamo che i tuoi fissi facciano 2.000 € al mese: è un numero tondo scelto per far vedere il conto, il tuo lo sostituisci con la lista di prima. Aggiungi venti ore del tuo tempo valutate 12 €, cioè 240 €, e i fissi veri diventano 2.240 €. Il prezzo è la media nazionale, 38 € l'ora, e di ogni ora tieni da parte un decimo per pulizie, consumi e commissioni: al pareggio ogni ora porta 34,20 €.
2.240 diviso 34,20 fa 65,5, quindi 66 ore al mese. Sono poco più di quindici ore a settimana, cioè tre pomeriggi pieni. Se apri dal lunedì al venerdì dalle nove alle diciannove, in un mese da ventidue giorni lavorativi hai 220 ore a calendario: 66 su 220 è un'occupazione del 30%. Quello è il tuo pavimento.
Lo stesso conto a giornata cambia la scala ma non il metodo, e tira fuori una cosa che sorprende. La stessa sala venduta a 199 € al giorno, sempre con un decimo da parte, porta circa 179 € netti: 2.240 diviso 179 fa 12,5, cioè tredici giornate al mese. Tredici giornate su ventidue sono il 59% dei giorni, e tengono la sala impegnata per 130 ore invece che per 66. Vendere solo giornate intere ti chiede molto più calendario per arrivare allo stesso punto.
Se vuoi il tuo numero invece del mio, qui sotto metti i fissi, il prezzo a cui vendi davvero e le ore che hai disponibili, ed esce quante ore servono e che occupazione significano. Fallo due volte, una con la tariffa oraria e una con quella giornaliera, e guarda quale dei due risultati sta dentro il calendario che hai: quella, più del prezzo, è la decisione vera che prendi quando scegli come vendere lo spazio.
Calcolatore
Quanto devi vendere per non perderci
Ti servono 6,7 giornate al mese solo per coprire i costi.
Sotto il settanta per cento il pareggio è raggiungibile: restano fasce vuote da vendere e margine sopra i costi.
Nei costi fissi metti solo quello che paghi comunque, anche a spazio vuoto: affitto, utenze, connessione, pulizie programmate, assicurazione, e il tuo tempo. Quelli che nascono con la singola prenotazione (riassetto, consumi, commissioni) vanno nella percentuale a fianco, perché si tolgono dal prezzo e non si sommano ai fissi.
Che occupazione serve, e perché nessuno arriva al cento per cento
L'occupazione è il pareggio tradotto in percentuale: quante delle ore che hai da vendere devi effettivamente vendere. Serve perché un numero di ore da solo non dice se è tanto o poco. Sessanta ore sono facili in uno spazio aperto tutti i giorni e impossibili in una sala che apri tre pomeriggi a settimana.
Il tetto vero però non è cento, e non per pigrizia di nessuno. Fra due prenotazioni restano i buchi che non compra nessuno, la mezz'ora spaiata a metà mattina che non serve a niente. C'è agosto, ci sono le feste, c'è la settimana in cui si rompe qualcosa. E c'è la disdetta dell'ultimo momento, che nel giro di due giorni non si rivende. Uno spazio che va molto bene vive parecchio sotto il pieno, ed è normale così.
Quindi il numero che conta non è l'occupazione in sé, è la distanza fra il pareggio e quello che il tuo calendario può fisicamente fare. Se il pareggio ti chiede il 30% hai margine largo: puoi sbagliare un mese, chiudere due settimane ad agosto, alzare i prezzi con calma. Se ti chiede il 70% stai firmando un impegno che regge solo se va tutto bene, e nella gestione di uno spazio non va tutto bene per definizione.
Regola pratica: se per pareggiare devi vendere più della metà delle ore che hai davvero da vendere, il piano è fragile, e la cosa da rimettere in discussione non è il tuo impegno ma uno dei tre numeri del conto. Prima però va sistemato il denominatore, perché quasi sempre è più piccolo di come lo hai scritto.
Le fasce non valgono uguale, e il conto cambia
Le 220 ore del calendario non esistono davvero. Ore aperte e ore vendibili sono due cose diverse, e il conto onesto si fa sulle seconde.
Ogni categoria ha le sue fasce buone e le sue fasce morte, e non è un'opinione: si vede nelle richieste che arrivano. Le sale riunioni si vendono la mattina e nel primo pomeriggio, e il venerdì dopo pranzo è quasi sempre vuoto. Il coworking si vende dal lunedì al giovedì. Le sale corsi si vendono a blocchi lunghi, spesso il sabato. La sera tardi è ottima per uno spazio fitness e inutile per un ufficio.
Rifai il conto di prima tenendone conto. Se nella tua sala le ore che si vendono davvero sono le mattine dal lunedì al giovedì, non hai 220 ore, ne hai poco più della metà, e le 66 ore di pareggio non sono più il 30% ma quasi il 60%. Nello spazio non è cambiato niente: è cambiato il denominatore. È esattamente il motivo per cui tanti owner si stupiscono di essere sotto quando il calendario a occhio sembrava pieno.
Ci sono due modi di usare questa cosa invece di subirla. Il primo è prezzare le fasce in modo diverso, tenendo il prezzo pieno dove la domanda c'è sempre e usando le fasce morte per chi ha flessibilità e cerca il risparmio. Il secondo è metterci dentro una categoria diversa: la stessa stanza che è sala riunioni al mattino può essere sala corsi il sabato, e quel sabato non toglie una sola prenotazione al resto della settimana. È il modo più economico che esiste di abbassare il pareggio, perché non ti costa niente in più.
Quanto può rendere il tuo spazio
Scegli categoria e città e guarda il potenziale a partire dai prezzi praticati oggi in Italia. È il numero che deve stare sopra il pareggio.
Calcola quanto puoi guadagnareLe tre leve per abbassare il pareggio, e quale muovere per prima
Il pareggio è alto per uno di tre motivi: prendi troppo poco per ora, vendi troppe poche ore, o hai fissi troppo pesanti. Le leve sono queste e non ce ne sono altre, ma non funzionano allo stesso modo né alla stessa velocità.
La prima da guardare è il prezzo, perché agisce subito e non costa niente. Guarda cosa cambia con i numeri veri: una giornata di sala riunioni vale in media 199 € in Italia e 286 € a Milano. Con i fissi dell'esempio, 2.240 €, a 199 € servono tredici giornate al mese, a 286 € ne servono nove. Quattro giornate di differenza senza aver venduto una prenotazione in più e senza aver tagliato niente.
Non vuol dire che devi mettere il prezzo di Milano. Vuol dire che il prezzo che hai adesso quasi sempre viene da una stima fatta all'inizio, quando non avevi ancora un cliente, e da allora non l'hai più toccato. Confrontalo con quello che chiedono spazi simili al tuo nella tua città: se stai sotto senza un motivo preciso, il motivo per cui fatichi a pareggiare potrebbe essere tutto lì.
La seconda leva è vendere più ore, ed è quella a cui tutti pensano per prima. Funziona, ma non è gratis: costa tempo, foto fatte bene, risposte rapide, presenza dove la gente cerca lo spazio. E ha un tetto fisico, perché le ore vendibili sono quelle che sono. Va mossa dopo il prezzo, altrimenti stai lavorando di più per portare a casa lo stesso margine di prima.
La terza è tagliare i fissi, ed è l'ultima per un motivo semplice: quasi sempre i fissi sono già quello che sono. L'affitto lo hai firmato, l'assicurazione ti serve, il commercialista non è la voce che ti sta affondando. E il taglio sbagliato si paga caro, perché risparmiare sulle pulizie o sulla connessione abbassa i costi di poco e le prenotazioni di parecchio. L'unico taglio che di solito rende è quello sul tuo tempo, cioè togliere il lavoro manuale dalla gestione quotidiana.
L'ordine quindi è prezzo, poi ore, poi fissi. E rifai il conto dopo ogni mossa, perché il pareggio si sposta e un numero calcolato sei mesi fa non descrive più lo spazio che hai oggi.
Quando lo spazio non si ripaga: cosa vuol dire davvero
Se il pareggio non lo raggiungi da mesi, la causa è una di quattro, e vanno distinte perché le cure sono opposte fra loro.
Categoria sbagliata. Nel locale c'è la cosa che volevi tu, non quella che la tua zona cerca. Il sintomo è il silenzio: non poche prenotazioni, proprio poche richieste. Spesso la stessa metratura cambia destino cambiando etichetta, senza murare niente: una stanza che nessuno prenota come ufficio può funzionare come sala riunioni, o al contrario.
Zona sbagliata. Le richieste arrivano, ma i prezzi che puoi chiedere lì non reggono i tuoi fissi. Lo si vede bene dai dati per città: una giornata di coworking sta in media a 52 € a Milano, 47 € a Napoli, 39 € a Lucca e 21 € a Rimini. Con un affitto pesante in una città dove il mercato paga meno della metà il conto non torna in nessun modo. Non è una colpa, è aritmetica, e l'unica risposta seria è cambiare i fissi o cambiare l'uso dello spazio.
Prezzo sbagliato. Hai richieste, hai prenotazioni, e il conto non chiude lo stesso. Quasi sempre è il prezzo, e quasi sempre è troppo basso, non troppo alto: chi ha paura di restare vuoto sconta, si riempie, e lavora molto per niente. Un calendario pieno che non pareggia è il segnale più chiaro che esiste.
Troppo presto. Hai tutto giusto e sei semplicemente all'inizio. Uno spazio nuovo non ha ancora recensioni, clienti che tornano, aziende che se lo segnano in rubrica. I primi mesi vendi a chi ti trova per caso, e la ripetizione arriva dopo. Se il numero migliora di mese in mese, anche di poco, non stai fallendo: la cosa da guardare è la direzione, non il livello.
Per capire in quale dei quattro casi sei bastano due numeri, quante richieste ricevi e quante ne chiudi. Poche richieste vuol dire categoria o visibilità. Tante richieste e poche prenotazioni vuol dire prezzo o disponibilità. Tante prenotazioni e conti che non tornano vuol dire prezzo o fissi. Sono strade diverse, e imboccare quella sbagliata costa mesi.
Gli errori di conto più comuni
Quasi nessuno sbaglia la formula del pareggio. Si sbagliano i numeri che ci si mette dentro, e sono quasi sempre gli stessi.
- Contare l'incasso invece del margine. Il pareggio si fa su quello che resta dell'ora venduta, non sul prezzo esposto.
- Dimenticare i mesi che non ci sono. Agosto e le feste non incassano, ma i fissi li paghi lo stesso. Un pareggio calcolato su dodici mesi pieni è ottimista di almeno un mese di vendite.
- Non contare il proprio tempo, e quindi credere di guadagnare una cifra che in realtà è lo stipendio che non ti sei pagato.
- Calcolare l'occupazione sulle ore aperte invece che sulle ore vendibili. È l'errore che fa sembrare raggiungibile un pareggio che non lo è.
- Usare il prezzo di listino invece del prezzo medio incassato. Se fai sconti, pacchetti o tariffe per chi torna, il prezzo vero è più basso di quello dell'annuncio, e il pareggio si alza.
- Trattare l'investimento iniziale come se fosse zero. Non è un costo fisso mensile, ma la sua quota mensile sì, e va messa dentro.
- Fare il conto su un mese buono. Il mese di riferimento è quello medio, meglio ancora se lo ricavi da tre mesi veri e non da quello che ti ricordi.
- Mettere spazi diversi in un numero solo. Se hai due sale e un open space il pareggio va fatto per riga, altrimenti la sala che va bene copre quella che va male e tu non lo sai.
- Non rifarlo mai più. Cambiano le bollette, cambia il prezzo, cambiano le tue ore. Rifallo ogni tre mesi, ci vogliono dieci minuti.
Il pareggio è un pavimento, non un obiettivo
Vale la pena chiudere su come si usa questo numero, perché è la parte che si sbaglia più spesso. Il pareggio non è un traguardo: è la soglia sotto la quale stai mettendo soldi tuoi in uno spazio che non te li restituisce. Raggiungerlo vuol dire aver smesso di perdere, non aver iniziato a guadagnare.
Il modo giusto di tenerlo è come un numero fisso appeso da qualche parte: sessantasei ore, tredici giornate, quello che è nel tuo caso. A metà mese guardi il calendario e vedi a che punto sei. Se sei sopra, il resto del mese è guadagno vero e puoi decidere con calma se alzare il prezzo o allargare le fasce. Se sei sotto e ci sei stato anche il mese scorso, hai un problema che non si risolve aspettando.
Sopra il pavimento comincia l'altra domanda, quella su quanto può rendere lo spazio al meglio delle sue possibilità. È una domanda legittima, e si affronta con altri strumenti, a partire dai prezzi praticati per la tua categoria nella tua città. Ma ha senso porsela solo dopo aver messo in sicurezza questa, perché un potenziale calcolato sopra un pareggio sbagliato è un numero che non serve a niente.
Vedi anche
Domande frequenti
Come si calcola il punto di pareggio di uno spazio?
Dividi i costi fissi mensili per quello che ti resta di ogni ora venduta, cioè il prezzo meno i costi che salgono con le prenotazioni. Il risultato sono le ore da vendere ogni mese per chiudere in pari. Con 2.240 € di fissi e una sala riunioni a 38 € l'ora, tenendo da parte un decimo per pulizie e commissioni, servono 66 ore.
Quali costi vanno considerati fissi?
Tutto quello che paghi anche a spazio chiuso: affitto, quota fissa delle utenze, connessione, pulizie programmate, assicurazione, commercialista, software di gestione, manutenzione ordinaria e la quota mensile di usura di arredo e attrezzature. Le voci annuali vanno divise per dodici prima di entrare nel conto. Per il trattamento fiscale e contabile di ammortamenti e deduzioni senti il tuo commercialista.
Devo contare il mio tempo fra i costi?
Sì, altrimenti il pareggio è finto e stai confondendo il guadagno con lo stipendio che non ti sei pagato. Conta le ore che dedichi allo spazio in un mese normale e valutale almeno quanto vendi un'ora di postazione, cioè 12 €: venti ore fanno 240 € al mese. È anche il modo per capire quanto vale la pena spendere per automatizzare prenotazioni e pagamenti.
Che percentuale di occupazione serve per pareggiare?
Dipende dai tuoi fissi e dal tuo prezzo, non esiste una soglia uguale per tutti. Quello che conta è il confronto: se il pareggio ti chiede meno di un terzo delle ore vendibili hai margine, se ti chiede più della metà il piano è fragile. Calcola la percentuale sulle ore che si vendono davvero, non su tutte quelle di apertura.
È normale non riuscire a vendere tutte le ore disponibili?
Sì, ed è la norma anche negli spazi che vanno molto bene. Fra due prenotazioni restano buchi che nessuno compra, ci sono agosto e le feste, e le disdette dell'ultimo momento non si rivendono in due giorni. Un pareggio che regge solo con il calendario pieno è un pareggio calcolato male.
Per pareggiare conviene vendere a ore o a giornata?
La giornata ti fa incassare di più per prenotazione, ma occupa molte più ore per lo stesso risultato. Una sala riunioni a 199 € al giorno con 2.240 € di fissi pareggia con tredici giornate, cioè 130 ore di calendario, contro le 66 ore che servono vendendo a 38 € l'ora. A ore pareggi con meno calendario, a giornata con meno gestione: scegli in base a quale delle due cose ti manca.
Meglio alzare il prezzo o vendere più ore?
Il prezzo per primo, perché agisce subito e non costa niente, mentre vendere più ore costa tempo e ha un tetto fisico. Una giornata di sala riunioni vale in media 199 € in Italia e 286 € a Milano: con gli stessi fissi la differenza è fra tredici e nove giornate al mese. Tagliare i costi fissi viene per ultimo, ed è quasi sempre la leva più corta.
Le commissioni sono un costo fisso o variabile?
Variabile: le paghi solo quando incassi qualcosa. Vanno sottratte dal prezzo prima di fare la divisione del pareggio, insieme al riassetto, ai consumi e ai materiali. Se le metti fra i fissi il conto esce sbagliato, e sbagliato in modo diverso a seconda di quanto vendi.
Dopo quanto tempo uno spazio dovrebbe pareggiare?
Non c'è una regola, ma i primi mesi di uno spazio nuovo non sono rappresentativi: mancano recensioni, clienti che tornano e aziende che se lo segnano. Guarda la direzione più del livello: se le ore vendute crescono di mese in mese, anche di poco, stai partendo. Se il numero è fermo da diversi mesi, il problema sta nel prezzo, nella categoria o nella zona.
Come capisco se il problema è il prezzo o la zona?
Guarda quante richieste ricevi e quante ne chiudi. Tante richieste e poche prenotazioni indicano prezzo o disponibilità, tante prenotazioni e conti che non tornano indicano prezzo troppo basso o fissi troppo alti. La zona la riconosci confrontando quello che il mercato locale paga con i tuoi fissi: una giornata di coworking vale in media 52 € a Milano e 21 € a Rimini, e un affitto sproporzionato per la città non si recupera vendendo di più.
Hai uno spazio e vuoi metterlo a reddito?
Pubblichi l’annuncio, decidi prezzi e disponibilità e ricevi prenotazioni online. Nessun costo fisso.
Diventa owner