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Affittare casa come location per shooting fotografici

Team Woolkye·27 agosto 2026· 14 min
Interno luminoso di un appartamento con finestre grandi e pareti chiare

Hai una casa con qualcosa che si nota: le finestre alte di un loft, la cucina in pietra di un casale, un appartamento anni Cinquanta rimasto com'era. Prima o poi qualcuno ti dice che lì dentro ci si potrebbero fare le foto. È vero, ed è un mercato piccolo ma costante: fotografi di prodotto, e-commerce, agenzie e case di produzione cercano case vere, perché un fondale bianco in studio racconta un'altra storia.

Affittare casa per shooting fotografici funziona però in un modo abbastanza preciso, e quasi tutto quello che decide se ti chiamano una volta sola o dieci volte succede prima della prima prenotazione: come è fatta la casa, che tariffa chiedi, che regole metti per iscritto e come la presenti a chi la cerca. In questa guida vediamo tutte e quattro le cose, più la parte di cui nessuno parla, cioè cosa succede davvero in casa tua nelle otto ore di set.

I prezzi di riferimento che trovi qui arrivano dall'osservatorio prezzi di Woolkye, costruito sulle tariffe di 1.778 spazi prenotabili in 396 città italiane. Sono medie di spazi professionali, quindi non sono il tuo prezzo: sono il punto da cui partire per costruirlo.

Le produzioni non cercano una casa bella, cercano una casa fotografabile

Sono due cose diverse, e capirlo ti risparmia mesi. Molte case bellissime da abitare sono difficili da riprendere, e certe case ordinarie lavorano benissimo perché hanno luce, muri liberi e profondità. Quando un location scout guarda le tue foto sta valutando quattro cose: quanta luce entra, quanto spazio c'è dietro alla macchina fotografica, quante inquadrature diverse si portano a casa in una giornata e quanti problemi ci sono da risolvere.

La luce naturale viene prima di tutto. Conta quanta ne entra, da che parte e per quante ore: una stanza esposta a sud si usa quasi tutto il giorno, una esposta a nord dà una luce morbida e costante che chi fa ritratto cerca apposta, una stanza che prende sole due ore diventa una finestra di lavoro stretta. Finestre grandi, vetri puliti e tende chiare valgono più di qualunque arredo costoso.

Poi c'è lo spazio per stare dietro all'obiettivo. Servono altezza, pareti libere su cui appoggiare un pannello o un fondale, e distanza: per fotografare un tavolo apparecchiato il fotografo deve poter arretrare di qualche metro, e in un salotto pieno di mobili non si arretra. Gli ambienti che si vedono uno dentro l'altro, il salotto che si apre sulla cucina, il corridoio che porta a una porta illuminata, danno profondità all'immagine, ed è il motivo per cui i loft e le case a pianta aperta lavorano tanto.

I riflessi sono invece il problema che nessuno considera. Specchi grandi, vetrine, piastrelle lucide, un televisore nero: le luci del set finiscono dentro l'inquadratura e toglierle costa tempo, cioè soldi. Una casa dove i riflessi si possono coprire o spostare vale più di una dove sono ovunque e fissi.

  • Luce: finestre grandi, esposizione che sai dire a memoria, ore di sole stanza per stanza.
  • Altezza e respiro: soffitti alti e spazio per indietreggiare con il treppiede.
  • Pareti: superfici chiare e libere, anche vuote, meglio se qualcosa si può staccare.
  • Collegamenti: stanze che si vedono una dentro l'altra, porte che restano nell'inquadratura.
  • Riflessi: specchi, vetri e superfici lucide che si possono coprire o rimuovere.
  • Logistica: piano, ascensore, dove si ferma il furgone, prese e potenza del contatore.
  • Silenzio: un cantiere sotto casa non rovina le foto, rovina le riprese video.

Quattro modi di usare la tua casa, quattro tariffe diverse

Sotto la stessa parola shooting ci sono lavori che pesano su casa tua in modo molto diverso, e il prezzo segue il peso, non la parola. Vale la pena capire fin dall'inizio a quale di questi quattro mondi ti stai proponendo, perché cambiano tariffa, durata e quantità di lavoro tuo.

Molti owner iniziano dal primo tipo e restano lì, e non è una scelta sbagliata: lo shooting di prodotto è il meno invasivo, il più frequente, ed è quello che ti insegna come funziona un set senza mettere la casa sottosopra la prima volta.

  • Shooting di prodotto. Squadra piccola, spesso un fotografo e un assistente, mezza giornata, e la casa fa da sfondo a un oggetto: un divano, una scarpa, una pentola. Usano due o tre angoli, spostano poco, escono presto. Paga meno, ma è il lavoro che torna, perché un e-commerce che rifà il catalogo a ogni stagione richiama chi conosce già.
  • Moda o ritratto. Entra più gente: fotografo, assistenti, stylist, trucco, i modelli. Serve una stanza da usare come base per cambi e trucco, e la casa viene girata quasi tutta. È il lavoro che sta nella fascia media e alta della giornata.
  • Riprese video. La squadra più pesante: attrezzatura che arriva su un furgone, cavi ovunque, luci grosse che scaldano, orari lunghi, mobili spostati sul serio. Chiedono anche cose che gli altri non chiedono, come usare la cucina o girare fino a sera. Pagano di più, e devono.
  • Eventi privati. Cene, compleanni, presentazioni, piccoli lanci. Il compenso per la singola giornata è il più alto, in sala eventi la media italiana è di 817 euro al giorno, ma è anche l'uso che consuma di più la casa e l'unico che coinvolge direttamente i vicini. Prima di dire di sì, leggi il regolamento di condominio e informati in comune.

Quanto si chiede per una giornata: i numeri da cui partire

Il riferimento più onesto per una casa usata come set è la sala pose, che in Italia costa in media 54 euro l'ora e 344 euro al giorno. È lo spazio attrezzato per fotografare, quindi ha luci, fondali e tutto il resto, cose che tu non hai. In cambio tu hai il carattere, e il carattere in studio non si costruisce: è per questo che le due tariffe si assomigliano invece di essere lontanissime.

Se la casa ha un esterno usabile la scala cambia. Gli spazi outdoor e giardini stanno in media a 103 euro l'ora e 414 al giorno, sopra la sala pose, perché sono più rari e perché ci sono mesi dell'anno in cui valgono il doppio del resto. Un cortile, una terrazza vivibile, un giardino con un albero grande non sono un accessorio dell'annuncio, sono un secondo set che allunga la giornata.

Il terzo riferimento è la sala eventi, 817 euro al giorno, e serve solo a fissare l'ordine di grandezza dell'uso evento, che rispetto alle foto è un altro mestiere e un'altra usura.

Da questi numeri si parte, non si arriva. Una casa senza attrezzatura, in una città dove le produzioni passano di rado, sta sotto il riferimento della sala pose. Una casa grande, luminosa, in una città dove si lavora tutto l'anno sta sopra, e su certe riprese video sta parecchio sopra.

Guarda cosa chiedono le sale pose vicino a te

Le sale pose prenotabili su Woolkye sono il metro di paragone più vicino a una casa usata come set. Prima di decidere la tua tariffa, guarda tariffe e servizi degli spazi nella tua zona.

Vedi le sale pose

Come fissi la tariffa della tua casa senza sparare un numero

Il metodo che regge è semplice: parti dal riferimento della giornata e lo correggi tre volte, con gli ambienti davvero utilizzabili, con la luce e con la città. Tutto il resto, l'arredo che ti piace, quanto ti è costata la ristrutturazione, quanto ci tieni, non entra nel prezzo perché non entra nell'inquadratura.

Il primo correttivo sono gli ambienti utilizzabili, che non sono i vani del catasto ma le stanze che reggono un'inquadratura: pareti libere, luce, spazio per arretrare. Una casa di 120 metri quadri con due sole stanze fotografabili vale meno di un appartamento di 80 in cui se ne usano quattro, perché quello che la produzione sta comprando è il numero di set diversi che porta a casa in una giornata sola.

Il secondo è la luce. Una casa che lavora dalle nove alle diciotto vende una giornata piena. Una che ha luce buona solo la mattina vende una mezza giornata, e va prezzata come tale invece di far finta di niente e prendersi una recensione tiepida.

Il terzo è la città, e qui la densità di spazi professionali è un buon indicatore di quanto un mercato lavora: su Woolkye Milano ha 71 spazi, Roma 55, Napoli 16, Torino 15, Bari 13, Firenze e Venezia 12, Bologna 10. Se la tua città non è in questo elenco non vuol dire che non ci sia lavoro, vuol dire che la domanda è più stagionale e che conviene un prezzo prudente all'inizio.

Un esempio concreto. Appartamento a Milano, tre ambienti usabili, finestre a sud, salotto in cui si arretra di quattro metri: parti dai 344 euro della sala pose, aggiungi per la città e per il terzo ambiente, e finisci sopra quel riferimento. Lo stesso appartamento in una città piccola, con due ambienti e luce solo al mattino, sta sotto e vende bene la mezza giornata. Per la mezza giornata chiedi circa due terzi della giornata intera e non la metà, perché montaggio e smontaggio ci sono comunque.

Una volta trovata la fascia, tienila ferma qualche mese e guarda quante richieste arrivano: il prezzo si aggiusta sulle richieste, non sulle sensazioni di una serata. Per avere subito una fascia di partenza sui tuoi numeri, metri quadri, ambienti utilizzabili, luce naturale e città, usa il calcolatore qui sotto.

Calcolatore

Quanto chiedere per la tua location

Puoi chiedere 284 € - 510 € per una giornata di shooting.

Mezza giornatacirca 234 €
Tariffa oraria, per usi brevicirca 66 €

Per le riprese video chiedi di più: entrano più persone, restano più a lungo e spostano più cose. Per una campagna pubblicitaria in cui la casa è riconoscibile, l'uso delle immagini è una voce a parte e si concorda prima, non a fine giornata.

Guarda cosa offrono le sale pose

Fascia di partenza costruita sulla tariffa media di una sala pose, 344 € al giorno, corretta per ambienti, luce, superficie e città. È un punto da cui trattare, non un listino: su una location contano cose che nessun calcolo vede, tipo un pavimento particolare o una vista.

Cosa succede davvero in casa tua durante una giornata di set

La cosa che sorprende tutti la prima volta è che per quasi tutta la giornata la tua casa non assomiglia più alla tua casa. È normale, è il lavoro, ma è meglio saperlo prima di aprire la porta.

Si comincia prima dell'ora che hai in mente: scarico dell'attrezzatura, cavi stesi lungo il corridoio, e poi il set si costruisce. Mobili spinti contro le pareti o portati in un'altra stanza, tappeti arrotolati, quadri staccati, tende tolte, a volte un lampadario smontato perché entra nell'inquadratura. Il divano finisce in camera, la camera diventa il deposito, una stanza diventa la base per trucco e cambi.

Il rumore va a ondate: durante gli scatti c'è un silenzio quasi religioso, tra un set e l'altro sembra un trasloco. Le luci scaldano, quindi finestre aperte e chiuse di continuo. E la giornata dichiarata di otto ore diventa quasi sempre dieci contando montaggio e smontaggio, che è esattamente il motivo per cui gli orari vanno scritti e non detti.

Quello che si rovina non è mai quello che temevi. Nessuno rompe il vaso: si segnano i battiscopa passando con i carrelli, i piedini del treppiede lasciano il segno sul parquet, le pareti chiare si sporcano all'altezza delle spalle, una presa va in sovraccarico, l'aiuola viene calpestata. Cucina e bagno sono le due stanze che tornano indietro più stanche, sempre.

A fine giornata rimettono a posto, spesso anche bene, ma non esattamente dov'era. Se quella è anche la casa in cui vivi, mettilo in conto: la sera dopo un set c'è mezz'ora di lavoro tuo, e va considerata dentro la tariffa invece che dopo.

Le regole si scrivono prima, non si dicono sulla porta

Tutto quello che non è scritto viene interpretato nel modo che fa comodo a chi sta lavorando, e non per cattiveria: su un set si va di fretta. Un foglio di regole allegato alla prenotazione, che il responsabile legge e accetta prima di entrare, chiude quasi tutte le discussioni prima che nascano.

Aggiungi due serie di foto, una prima che entrino e una dopo che sono usciti, con l'orario visibile. Non è diffidenza, è il modo più veloce per chiudere in due minuti una discussione sui danni, e vale anche a tuo sfavore quando il segno sul muro c'era già.

  • Orari. Ingresso e uscita, con montaggio e smontaggio compresi dentro, più il costo di ogni ora in più. Scrivi anche entro che ora deve finire il rumore.
  • Persone. Numero massimo di presenti e nome del responsabile del gruppo, che è l'unica persona con cui parli durante la giornata.
  • Ambienti. Quali stanze sono comprese e quali restano chiuse. Una porta chiusa a chiave è una regola che si rispetta da sola.
  • Spostamenti. Cosa si può muovere e cosa no, chi rimette a posto e quando. Niente chiodi e niente nastro su pareti e pavimenti senza il tuo sì.
  • Scarpe. Se in casa non si entra con le scarpe dillo prima, perché su un set si va avanti e indietro dal furgone e la cosa va organizzata, non improvvisata.
  • Fumo e fiamme. Dentro no, e specifica anche balcone, terrazzo e candele, che nelle foto compaiono più spesso di quanto immagini.
  • Animali. I tuoi quel giorno non ci sono, i loro entrano solo se lo avete concordato.
  • Cucina. Distingui tra usarla come sfondo, aprire il frigo e accendere i fuochi. Se cucinano davvero cambiano la tariffa e le regole sulla pulizia finale.
  • Vicini e parti comuni. Ascensore, pianerottolo, orari del condominio, punto di carico. È la parte che ti crea problemi dopo, non durante.

Se la casa si riconosce in una campagna, è un accordo diverso

La tariffa che chiedi paga l'uso dello spazio per una giornata. Non paga automaticamente l'uso illimitato delle immagini in cui la tua casa si riconosce, e sono due cose che conviene tenere separate fin dalla prima telefonata.

C'è differenza tra un servizio editoriale, una rivista, un articolo, il portfolio del fotografo, e una campagna pubblicitaria con dietro un investimento in media, affissioni, spot, vetrine. Nel secondo caso la tua casa entra nel messaggio di un marchio, e in quel mercato l'uso dell'immagine si concorda a parte, con una durata e dei territori definiti.

Le domande da fare prima sono cinque e sono semplici: dove escono le immagini, per quanto tempo, in quali paesi, se la casa viene nominata o localizzata, e se nelle inquadrature finiscono cose che non sono tue da concedere, come opere d'arte, pezzi di design o marchi. Se la risposta contiene la parola campagna, il discorso economico si riapre, e va riaperto prima, non quando vedi il manifesto in strada.

Qui però ci si ferma sul piano generale. Il contratto tra te e la produzione, la liberatoria sull'uso delle immagini e la parte fiscale, cioè come incassi, se si tratta di un'attività occasionale o continuativa e che documento emetti, sono materia da consulente: il contratto lo fai leggere a un avvocato, la parte fiscale la porti al commercialista prima della prima prenotazione e non dopo. E se in casa entrano gruppi numerosi o pensi di ospitare eventi, informati anche presso il tuo comune e leggi il regolamento condominiale, perché su questo le regole cambiano da posto a posto.

Assicurazione, cauzione e danni

La prima verifica riguarda te, non la produzione. La polizza di una casa copre in genere la vita domestica, e un'attività che porta dentro persone per lavoro può restarne fuori. La domanda da fare alla tua compagnia o al tuo broker è precisa: l'uso saltuario della casa come location rientra nella copertura, e se non rientra cosa serve per estenderla.

Poi c'è la copertura di chi entra. Le produzioni strutturate hanno una responsabilità civile che copre i danni causati durante il lavoro. Chiedi il certificato prima della giornata e non il giorno stesso, e controlla due cose banali: che la data della prenotazione cada dentro il periodo di validità e che il massimale abbia senso rispetto a quello che hai in casa.

La cauzione serve per i danni piccoli, quelli che nessuno denuncia mai all'assicurazione: un battiscopa segnato, una macchia, una maniglia che gira a vuoto. Deve essere proporzionata alla tariffa, dichiarata prima, e restituita entro un tempo che scrivi tu. Se la trattieni, la trattieni con le foto in mano, non con una discussione.

Il resto è buon senso. Togli quello che non vuoi rischiare invece di raccomandarti che non lo tocchino, fai il giro con il responsabile all'inizio e alla fine, e ricordati che in casa tua non entra soltanto la produzione: c'è il catering, il service delle luci, il corriere che porta i capi. Scrivi che il responsabile risponde anche per chi si porta dietro.

Come si presenta la casa in annuncio: le foto giuste e la planimetria

Chi cerca una location non si emoziona guardando il tuo annuncio, sta lavorando: deve capire in poco tempo se la tua casa risolve un problema che ha già in testa. Quindi le foto servono per informare, non per fare bella figura.

Fotografa ogni ambiente da due angoli opposti, di giorno, con la luce vera che c'è, senza persone e senza grandangolo spinto. Mostra le pareti intere anche quando sono vuote, perché una parete vuota per te è un difetto e per un fotografo è il pezzo migliore. Aggiungi i dettagli che ti caratterizzano davvero, il pavimento originale, la scala, il camino, gli infissi, e la vista da ogni finestra.

Non servono le composizioni da rivista con la tazzina e il libro, i primi piani decorativi, le foto al tramonto e quelle notturne. Non servono nemmeno le immagini troppo lavorate: se in annuncio la stanza sembra più grande di com'è, chi viene al sopralluogo se ne accorge in dieci secondi e non torna più.

Fotografa anche le parti noiose, che sono quelle che convincono un direttore di produzione: l'ingresso del palazzo, il pianerottolo, l'ascensore o le scale, il punto dove si scarica, il bagno. Rispondono alla domanda vera che si fa lui, cioè quanto tempo serve per portare dentro l'attrezzatura e quante persone servono per farlo.

La planimetria fa poi un lavoro che dieci belle foto non fanno. In pochi secondi dice come sono collegati gli ambienti, dove sono le finestre e da che parte guardano, quanto è lungo il salotto, se il corridoio lascia passare un carrello. Segnaci il nord, le misure delle stanze principali e le ore in cui ogni stanza prende luce: chi legge queste tre informazioni sta già decidendo se chiamarti.

Resta la parte più semplice e più saltata, cioè rendere la casa prenotabile davvero, con tariffe, disponibilità e regole scritte in chiaro, invece di aspettare che qualcuno ti trovi per caso. Se vuoi vedere come funziona dal lato di chi mette lo spazio, guarda diventa owner.

Domande frequenti

Posso affittare per shooting una casa in cui vivo in affitto?

Non dipende solo da te: il contratto di locazione stabilisce cosa puoi fare dell'immobile e in molti casi serve il consenso scritto del proprietario. Rileggi il contratto e parlane con lui prima di accettare una prenotazione, e se il punto non è chiaro fallo leggere a un consulente invece di interpretarlo da solo.

Quanto posso chiedere per una mezza giornata?

Circa due terzi della giornata intera, non la metà, perché montaggio e smontaggio ci sono comunque e occupano casa tua allo stesso modo. Per la giornata piena parti dal riferimento della sala pose, 344 euro di media in Italia, e correggilo con gli ambienti utilizzabili, la luce e la città in cui sei.

Devo aprire la partita IVA per affittare casa come location?

Dipende da quanto spesso lo fai e da come è organizzata l'attività, e la differenza tra un'entrata occasionale e un'attività continuativa non si stabilisce a occhio. È la prima domanda da portare al commercialista, insieme a come documentare l'incasso, e va fatta prima della prima prenotazione.

Il condominio può impedirmi di affittare casa per uno shooting?

Il regolamento di condominio può contenere limiti all'uso dell'immobile e delle parti comuni, dall'ascensore al cortile agli orari di carico. Leggilo prima di pubblicare l'annuncio, e se prevedi un via vai frequente o eventi con molte persone informati anche in comune, perché le regole locali cambiano da città a città.

Quanto lavora davvero una casa usata come location?

Non è un reddito costante e non va trattato come tale: dipende dalla città, dalle caratteristiche della casa e dalla stagione, e i primi mesi servono soprattutto a farsi vedere. Le case che lavorano di più sono in genere quelle adatte allo shooting di prodotto, perché i cataloghi si rifanno a ogni stagione e chi si è trovato bene richiama.

Devo restare in casa durante il set?

La prima volta sì, almeno all'apertura e alla chiusura, e conviene comunque restare reperibile per tutta la giornata. Evita però di stare addosso alla troupe mentre lavora: individua un responsabile, fai il giro con lui all'inizio e alla fine, e lascia che il resto lo gestisca lui.

Cosa faccio se rompono qualcosa?

Lo segnali subito, prima che escano, con le foto del prima e del dopo alla mano: quando il furgone è partito diventa la tua parola contro la loro. I danni piccoli si chiudono con la cauzione, quelli seri passano dalla responsabilità civile della produzione, ed è il motivo per cui il certificato si chiede prima della giornata.

Vogliono spostare i mobili: posso dire di no?

Puoi, ma una casa in cui non si sposta niente lavora poco, perché il set si costruisce spostando. La via di mezzo che funziona è decidere prima cosa è intoccabile, mettere al sicuro quelle cose e stabilire per iscritto che chi sposta rimette a posto prima di uscire.

Il sopralluogo si fa sempre? E si paga?

Si fa quasi sempre, perché nessuna produzione seria prenota una giornata guardando solo le foto, e di solito dura poco. Sul compenso non c'è una regola unica: molti owner lo offrono gratis quando la richiesta è concreta, altri lo mettono a pagamento e lo scalano dalla prenotazione, ed è ragionevole chiederlo quando arrivano in cinque a fare misure e prove luce.

Che differenza c'è tra affittare a una produzione e affittare per un evento privato?

Cambia quasi tutto: una produzione lavora concentrata in poche stanze e rimette a posto, un evento riempie la casa di ospiti, fa rumore la sera e coinvolge i vicini. Il compenso dell'evento è più alto, in sala eventi la media italiana è di 817 euro al giorno, ma consuma di più la casa e più spesso richiede permessi, quindi valuta con calma se ti interessa aprire quel capitolo.

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